Post industrial

Qual è il ruolo del designer nella cruciale fase di passaggio all’era digitale? Attraverso alcuni dei suoi nuovi prodotti, Marc Sadler racconta l’evoluzione di una ricerca che fa della tecnologia un mezzo per individuare nuove opportunità: di prodotto e d’impresa

 

di Maddalena Padovani

 

Dopo la scorpacciata d’immagini e proposte fatta alla design week di aprile, è quasi terapeutico parlare con Marc Sadler. Consente di riportare alla concretezza del fare ogni dissertazione sul design e l’innovazione.

Marc Sadler “è” il design, perlomeno quello inteso nella sua più classica accezione di disciplina atta a convogliare nel processo industriale (e non solo) tutti i fattori necessari per attribuire al prodotto finale contenuti di qualità: tecnica, prestazionale, estetica e commerciale. Lo dimostra un percorso che inizia nei primi anni ‘70 con l’invenzione del primo scarpone da sci in materiale termoplastico interamente riciclabile, prosegue in vari ambiti dell’industria, passa attraverso quattro premi Compasso d’Oro.

E quest’anno approda a un’eterogenea serie di nuovi prodotti che esprime la sua capacità di sperimentare i materiali, contaminare le tecnologie, innestare nei processi produttivi saperi e innovazioni appartenenti ad ambiti diversi, capaci di svelare possibilità inaspettate. “Sono sempre alla ricerca di nuove opportunità”, dichiara. “Per questo preferisco lavorare con aziende giovani e non ancora consolidate che mi permettano di testare nuove strade, di osare al di fuori di schemi predefiniti”.

A differenza dei lavori dei più noti designer contemporanei, i suoi progetti non sono accomunati da un segno riconoscibile. Il loro tratto distintivo è l’innovazione, che mai ricorre a gesti plateali e non sempre è rintracciabile; tante volte risiede a monte del prodotto, in una logica messa a punto per cambiare la visione e il posizionamento di un’azienda, piuttosto che garantire il successo commerciale di un singolo modello.

Volendo individuare un criterio distintivo tra i diversi nuovi progetti di Marc Sadler, si potrebbe allora scegliere quello del materiale con cui sono realizzati. Come il metallo, o meglio l’alluminio, comune denominatore degli arredi progettati per Da A, del radiatore Byobu prodotto da Antrax IT, della linea di valigie Bank per FPM Fabbrica Pelletterie Milano, ma anche del sistema di illuminazione Raqam ideato per Masiero Group. Come spiega Sadler, ogni progetto rappresenta una sfida a sé stante.

“Con Da A, per esempio, abbiamo voluto creare qualcosa che esprimesse il grande know how industriale dell’azienda da cui questo giovane e sofisticato marchio deriva (la Alcar di Lecce, attiva nel settore della meccanica pesante, ndr) e che allo stesso tempo rappresentasse qualcosa di diverso rispetto alle proposte presenti sul mercato.

Il prodotto più emblematico, da questo punto di vista, è la sedia Rock: un oggetto che si fa notare, con le sole tre gambe e la seduta rivettata al telaio che rimanda alla Tour Eiffel o alla carlinga di un vecchio aereo. Una sorta di scultura alla Prouvé, la cui immagine ‘post industriale’ nasce da una costruzione complessa e dalla sintesi di molte tecniche di lavorazione del metallo.

L’obiettivo è stato trovare la soluzione tecnica per rendere fattibile e sostenibile la produzione della seduta”. Molto spesso, dietro la semplicità concettuale di un prodotto si nascondono tecnologie evolute e sofisticati programmi digitali. È il caso del contenitore Box, progettato sempre per Da A: un cubo in lamiera di alluminio pretagliata, dello spessore di 4 mm, che l’utilizzatore piega, monta e compone liberamente secondo soluzioni singole o multiple; un prodotto di concezione giovane caratterizzato però da contenuti di grande qualità. Con la stessa lamiera, che viene però prepiegata, è realizzata la scaffalatura Flat, scandita da un modulo a parallelepipedo rettangolare che, in un gioco di pieni e vuoti, crea soluzioni compositive di suggestivo effetto grafico.

Sempre in alluminio riciclabile è prodotta la collezione di valigie Bank, progettata per FPM Fabbrica Pelletterie Milano. Un prodotto che, anche in questo caso, pesca dal passato e da un’idea understatement del viaggio; la struttura in estruso a cui ricorre, però, è assolutamente innovativa (riprende quella delle casse da lavoro) e conferisce un doppio valore distintivo: un’incredibile robustezza e la possibilità di essere realizzata, a costi sostenibili, interamente in Italia.

Ed è ancora il metallo la materia d’invenzione di altri due innovativi progetti di Marc Sadler. Nel radiatore Byobu per Antrax IT dà forma a due elementi sottili dalla forma squadrata, quasi due lame di coltello a scala gigante, che ruotano attorno a un perno centrale, assumendo forme diverse e rivelando nuove funzioni, come un gancio per appendere salviette e accappatoi.

A differenza della maggior parte dei nuovi radiatori, non è il disegno a connotare il prodotto – che, anzi, dichiara la sua natura di estruso e di oggetto industriale, grazie anche alla magica assenza dei rubinetti di regolazione – ma è l’interazione che instaura con il suo utilizzatore.

Infine, nel sistema di illuminazione Raqam ideato per Masiero Group, il metallo diventa la struttura di un concetto incentrato sulla massima personalizzazione: grazie a un abbecedario di sette elementi, il sistema può diventare un lampadario d’ispirazione veneziana, ma anche una composizione a parete, a soffitto o una costruzione aerea, estendibile con ripetizioni modulari lineari senza limiti di superficie.