L’ultimo tassello

In Largo Isarco a Milano, la Fondazione Prada inaugura la Torre, dinamico White Cube verticale. Si completa così la cittadella dell’arte che, nella sua estrema varietà di tipologie spaziali, vecchie e nuove, tutte reimpaginate da OMA, stimola una densa piattaforma di interazioni con il pubblico

 

Progetto di OMA – Progetto OMA-Rem Koolhaas con Chris van Duijn – project leader Federico Pompignoli – Foto di Mattia Aquila – Testo di Antonella Boisi

 

Tre anni di cantiere ed eccola, con i suoi 60 metri di altezza, l’attesissima torre di OMA a Milano, che completa la Fondazione Prada di Largo Isarco. L’edificio, che occupa lo spazio d’angolo a nord ovest lasciato libero in origine sul lotto, ha aperto al pubblico in aprile. Noi l’abbiamo visitato in anteprima, quando i lavori nei suoi dieci piani fuori terra erano ancora in corso.

In compagnia di Federico Pompignoli, project leader di OMA per la Fondazione, che ci ha raccontato nel dettaglio il backstage della nuova sede museale. L’unica nel compound di 19.000 mq visibile da lontano che, rapportata al tessuto urbano, si percepisce subito come landmark e segnale stradale.

Sviluppata in verticale, per nove piani fuori terra, è stata realizzata in calcestruzzo strutturale bianco a vista, personalizzato in termini di qualità estetica rispetto a quanto OMA aveva già testato nella Casa da Música di Oporto, nel 2005, specificando alla Calcestruzzi la mescola desiderata: gli inerti non sono di ghiaia tradizionale, virante al grigio, bensì di cangiante marmo bianco di Carrara.

La presenza della torre corona il patchwork di tipologie edilizie (e sistemi costruttivi) che integra i vecchi spazi industriali dell’ex distilleria dei primi Novecento riconvertiti in spazi museali di tendenza internazionale – nella prima fase dei lavori – con quelli nuovi, flessibili e infrastrutturati (come il Podium), realizzati nella seconda.

“La torre si ispira”, spiega Pompignoli, “al modello del White Cube che muove dall’assunto teorico di una massima astrazione dello spazio, bianco e neutro, per non  interferire con le opere esposte, le assolute protagoniste. Abbiamo fatto il possibile per allineare l’esistenza di un White Cube, in modo coerente all’interno del complesso.

La varietà spaziale, idea-guida di tutto il progetto di Fondazione”, continua l’architetto Pompignoli, “si è generata interpolando tre parametri di riferimento compositivo. Primo: la forma in pianta, trapezoidale e irregolare al piano terra (ad assecondare il limite di proprietà inclinato sul lato nord) che, andando a sbalzo sulla strada pubblica in due momenti, al quarto e al quinto livello e all’ottavo e al nono, diventa rettangolare.

Secondo: l’altezza dei livelli che crescono di circa 50 cm, dal basso verso l’alto, fino agli 8.50 metri della galleria all’ultimo piano. Infine, le bucature dell’edificio, figlie del concept strutturale, sempre rigorosamente alternate sui lati est (dove creano delle logge) e nord-ovest (dove sono vetrate a filo)”.

Superato un portico delimitato da una fence trasparente in barre cilindriche di policarbonato, un portone scorrevole in alluminio anodizzato traghetta l’ospite in uno spazio-boulevard che si rapporta in modo flessibile alla torre, ai percorsi interni del complesso, all’ex magazzino e da lì ad altri episodi. Lo spazio che corrisponde al foyer è stato foderato in specchio per dilatare il gioco delle riflessioni urbane al suo interno.

L’ascensore principale (un volume di 5 metri x3 x3 che funge anche da montacarichi delle opere), è stato invece rivestito all’esterno in alluminio anodizzato, mentre all’interno è in parte vetrato e in parte in onice rosa retroilluminato. Elettrificato con dei pattini laterali e ancorato all’esterno della parete sul lato sud risulta a essa complanare.

Sul piano percettivo, ogni volta che l’ascensore si apre ai piani, i visitatori trovano nove condizioni spaziali differenti, che declinano altrettante esperienze. Nello sviluppo della torre, le gallerie occupano circa 2.000 mq dei 4.000 complessivi. Ciascuna ha due accessi, uno principale di fronte all’ascensore panoramico e l’altro che fa riferimento alle scale di esodo antincendio.

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