Evoluzione al plurale

Minotti, a 70 anni dalla fondazione e nel ventennale della collaborazione con Rodolfo Dordoni, si apre a nuove collaborazioni. Nendo, Marcio Kogan e Christophe Delcourt esprimono un plurilinguismo nel solco della continuità

di Katrin Cosseta

 

Benvenuti a casa Minotti. In senso letterale. È piuttosto straniante, nel caotico microcosmo del Salone del mobile, ritrovarsi proiettati all’improvviso all’interno di un salotto di casa. Quello che oggi si chiamerebbe living. Si tratta di un coup de théatre con cui l’azienda ha allestito, nello stand in fiera, una reinterpretazione in scala oversize del camino disegnato nel 1964 dall’architetto Gigi Radice per la residenza a Meda del fondatore dell’azienda, Alberto Minotti.

“È la reale rappresentazione del salotto della nostra casa di famiglia, il fulcro da dove tutto è partito: la storia dei nostri genitori, della nostra famiglia e, di conseguenza, quella della nostra azienda”, spiegano Renato e Roberto Minotti, succeduti nel 1991 al padre Alberto e alla guida dell’azienda nel ruolo di co-ceo. Un pretesto scenico che parte da un luogo simbolico per raccontare l’origine di un’eccellenza italiana. E un nuovo inizio: “una scelta che ha portato con sé le emozioni, i sentimenti e i valori della nostra famiglia e che oggi rappresenta un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza verso il prossimo futuro”.

 

Video Christophe Delcourt

 

La storia di Minotti inizia a Meda nel 1948 e si sviluppa lungo un percorso che ha visto, negli anni, l’impiego di soluzioni tecnologiche d’avanguardia unite nel processo produttivo al sapere artigianale, la ventennale affinità elettiva con Rodolfo Dordoni (a cui si devono la forza e la coerenza d’immagine delle collezioni), l’espansione del marchio nel mercato globale fino all’ingresso in azienda della terza generazione, pronta a raccogliere le sfide del terzo millennio, del mondo digitale e multiculturale. E multiculturalismo è una parola chiave che spiega un allargamento di orizzonti creativi piuttosto dirompente, per un marchio lungamente monofirma.

“Quest’anno, insieme a Rodolfo, abbiamo pensato a cosa avremmo potuto aggiungere per dare nuovo impulso e stimolo alla nostra azienda, ormai diventata un brand globale. Da qui, la decisione di aprirci a nuove collaborazioni esterne. Una svolta coraggiosa che dichiara la nostra volontà di guardare al futuro e al mondo”, commentano a voce unanime i due fratelli.

 

Video Marcio Kogan

 

“Abbiamo deciso di avvalerci della professionalità e della forte identità di designer e architetti molto diversi, interpreti di stili e linguaggi radicati in culture e background anche antitetici tra loro, in grado di raccontare da più prospettive la collezione Minotti, nel pieno rispetto del dna del marchio, riassumibile nelle tre parole chiave innovazione, passione e qualità. Una scelta che punta sulla diversità come fonte di crescita e sviluppo da parte di un’azienda, la nostra, sempre più internazionale che si rivolge a pubblici con esigenze, culture e gusti estetici molto variegati”.

Dordoni non abdica certo al proprio ruolo di art director e coordinatore della collezione, ma il suo segno da quest’anno si affianca a quello di tre progettisti internazionali, a rappresentare tre diverse culture progettuali: Nendo dal Giappone, Marcio Kogan dal Brasile, Christophe Delcourt (suo il primo segnale di transizione creativa in azienda, nel 2017) dalla Francia.

Minotti rimane italocentrica, essendo voce alta e internazionalmente riconosciuta del made in Italy; la collezione mantiene intatti i valori di eleganza delle forme, sobrietà del design e continuità nella tradizione. Ma guarda lontano.

 

Video Rodolfo Dordoni

 

“Il 2018 segna una vera e propria svolta nel nostro design management. Le scelte in ambito creativo e progettuale degli ultimi vent’anni, fatte con Rodolfo Dordoni, ci hanno consentito di plasmare la nostra identità e di rafforzare la riconoscibilità del nostro brand a livello internazionale. Ci hanno permesso inoltre di definire una proposta completa per la casa e per l’outdoor, al di là del singolo prodotto, declinabile anche in ambito hospitality, attraverso il concetto di ‘collezione’ e di ‘lifestyle’. Una crescita a tutto tondo, professionale e personale, all’insegna della continuità e del rigore”, tengono a precisare i due imprenditori.

Continuità e rigore sono perfettamente espressi nei nuovi prodotti disegnati da Rodolfo Dordoni, che riafferma – per esempio nel sistema di imbottiti Alexander – il suo stile senza tempo, legato ai principi sia del razionalismo che dell’interior decoration.

Christophe Delcourt restituisce – nel sistema di sedute Granville o nel tavolo Dan – l’appeal della cultura francese per la decorazione, i materiali pregiati, l’alta ebanisteria che sposa tecnologie high-end.

 

Video Nendo

 

Nendo apporta al mondo Minotti una inedita leggerezza fatta di sintesi grafica e spessori sottili nei tavolini Waves e Ring. Ma acquisisce dal lessico aziendale le morbidezze, l’esperienza sartoriale e i dettagli preziosi, interpretando nelle sedute imbottite Tape un comfort elegante adatto tanto al contesto residenziale quanto al settore hospitality.

Marcio Kogan comunica un approccio architettonico – il suo living all’aperto Quadrado è un omaggio alla corrente metabolista degli anni ’50 e ’60 – al progetto per l’outdoor, mutuando elementi e materiali dal mondo della natura e della nautica, e sfumando il confine tra interno e esterno.

La nuova collezione armonizza personalità, provenienze e linguaggi diversi, ma facendo  percepire un senso di appartenenza a una stessa famiglia. A riprova, basta porsi una domanda: “Avrebbero dialogato, tutti insieme, questi arredi attorno al grande camino di casa Minotti?”. La risposta è sì.